Promuovere lo sviluppo della cultura per preservare la democrazia [Tomaso Montanari]
11 febbraio 2018
In questi giorni, allo scadere delle iscrizioni agli istituti scolastici secondari per l’anno 2018-2019, anche in Puglia sono sempre più diffusi casi in cui le scuole rifiutano alcune richieste di iscrizione poiché superano la capacità massima di studenti che possono frequentare quella determinata scuola.

Sempre più frequentemente questa forma di esclusione si esercita sulla base del reddito familiare del singolo studente, merito o del contesto sociale dal quale si proviene. Questi criteri sono palesemente discriminatori: non è pensabile una scuola che – come scriveva Don Milani – “cura i sani e respinge i malati”, respingendo gli studenti sulla base delle loro condizioni materiali. Crediamo sia vergognosa la maniera in cui si è deciso di affrontare il sovrannumero delle iscrizioni al Liceo Scientifico “A. Scacchi”, “E. Fermi” di Bari e all’“E. Fermi” di Brindisi, dove vengono fatti passare come “possesso di competenze base utili allo svolgimento del percorso di studi” alcuni criteri classisti che hanno portato decine di studenti vedersi sorpassare – secondo alcune denunce che ci sono pervenute – da altri coetanei solo perché questi ultimi sono figli di avvocati, notai o medici oppure perché possono permettersi l’ultimo modello di notebook o iPad. I suddetti casi citati mettono in luce un’idea di scuola sempre più “a numero chiuso” ed escludente che fallisce nel proprio obiettivo pedagogico ed educativo di emancipazione e riscatto delle comunità nelle quali agiscono.
In una Regione in cui il 27% dei minori è in povertà relativa e non riesce a garantire la possibilità di accesso alla conoscenza e all’istruzione di base, più di 1 studente su 5 non termina il ciclo di studi e il 67% dei minori non ha svolto in un anno quattro o più attività culturali ed educative, alcuni Dirigenti Scolastici rispondono aggiungendo ulteriori barriere d’accesso classiste a quelle già esistenti e frutto di politiche sbagliate che pesano sulle nostre vite (costi dei trasporti e materiale scolastico, caro libri, contributi scolastici, teoricamente volontari, ma molto spesso imposti dalle scuole al momento dell’iscrizione e mancato finanziamento della Legge Regionale sul Diritto allo Studio approvata nel 2009 a seguito delle mobilitazioni degli studenti e delle studentesse).
E’ evidente dunque il nesso tra le difficoltà di accesso al mondo dell’istruzione e i tassi di dispersione scolastica, che vedono la Puglia in cima alle classifiche nazionali. L’istruzione è, infatti, uno dei principali nodi di riproduzione delle disuguaglianze. Se, nel nostro Paese, la dispersione scolastica diminuisce di qualche punto percentuale, resta molto più alta della media europea, al contempo deteniamo il record di neet, con oltre 3 milioni di giovani che non studiano e non lavorano, e di disoccupazione giovanile (37.8% a fronte della media europea del 17%).
A partire da questi dati si configura la perdita, ad oggi, del ruolo di ascensore sociale che la scuola dovrebbe avere e la costruzione del futuro di ognuno principalmente sulla riproduzione familiare della propria condizione sociale. Ed è qui che l’accesso all’istruzione ha un ruolo determinante. Infatti l’incidenza della povertà assoluta diminuisce all’aumentare del titolo di studio fino ad arrivare all’11% se si è laureati. Il titolo di studio dipende, infatti, da quello dei genitori, favorendo i giovani che dai 14 anni vivono in casa di proprietà e con almeno un genitore laureato e con professione manageriale (circa il 63% dei giovani ha lo stesso titolo di studio di madre e padre). All’interno di un mondo del lavoro che ci vuole sempre piú specializzati e che tende sempre di più alla canalizzazione precoce, le politiche sull’istruzione non riescono a favorire una formazione di base se non ai privilegiati.
A tutto ciò si aggiungono gli scarsissimi investimenti da parte dei vari Governi che si sono succeduti in istruzione, edilizia scolastica ed assunzione di nuovi docenti, che portano sempre maggiori difficoltà agli istituti scolastici nel garantire dei luoghi sicuri, non sovraffollati e in grado di rispondere alle esigenze educative della popolazione studentesca.
Le disuguaglianze sono ogni giorno più forti, ed oltre ad essere alimentate dalle scarse misure che la politica mette in campo vengono ulteriormente rafforzate dalle stesse scuole che, privatizzando i saperi e rendendoli sempre più elitari, rendono gli stessi luoghi della formazione degli spazi per pochi, per i migliori, per chi riesce a raggiungerli grazie a privilegiate condizioni di base.
Assistiamo dunque, ad un sempre più crescente divario tra scuole di serie A, solo per i ricchi figli di liberi professionisti che possono occupare future posizioni “di prestigio” nella società, e scuole di serie B, solo per i poveri figli di operai che non possono in un alcun modo elevarsi culturalmente e socialmente. Non solo non è garantito alcun incentivo a chi ha difficoltà ad accedere ai saperi, ma anche la perpetrazione di meccanismi di esclusione ed eliterizzazione.
Alla luce delle condizioni in cui versa il mondo della scuola, a 50 anni dalle battaglie del movimento studentesco del ‘68 per l’abbattimento di una scuola classista, riteniamo necessaria una nuova visione del mondo della formazione: non più un’esclusiva per pochi privilegiati, ma uno spazio di emancipazione ed inclusione per tutte e tutti. Crediamo sia arrivato il momento di investire maggiormente nell’istruzione, a partire dalla restituzione degli 8 miliardi di tagli della Legge Gelmini, riuscendo a garantire un libero e totale accesso all’istruzione come forma di contrasto reale alle, sempre più crescenti, disuguaglianze.
Unione degli Studenti Puglia