La nostra soluzione: istruzione e cultura gratuite e di qualità

Per l’istruzione e la cultura gratuite e di qualità

La nostra soluzione è quindi garantire a tutti un’istruzione e una cultura di qualità, innanzitutto rendendole gratuite: si tratta del primo passo, necessario anche se non sufficiente. Siamo consapevoli che allo stesso tempo si tratta di una scelta di rottura rispetto all’attuale sistema formativo e culturale, ma siamo altrettanto consapevoli che oggi sia fondamentale costruire un’alternativa radicale a un meccanismo vecchio, inefficiente ed escludente, che produce disuguaglianze e arretramento sul terreno dell’innovazione e dello sviluppo.

Ma quindi vogliamo rendere scuole, università, musei etc. gratuiti, anche per i ricchi? Così non si alimentano ulteriormente le disuguaglianze? Don Milani diceva che “non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali”. È proprio per questo che crediamo che la fiscalità generale vada profondamente cambiata, rendendola molto più progressiva e mettendola in grado di colpire le grandi rendite, i patrimoni improduttivi, le operazioni speculative e perseguendo in maniera efficace la grande evasione ed elusione fiscale. In questo modo i ricchi pagano molto più dei poveri per un costo, quello dell’istruzione, della formazione e dell’arricchimento culturale, che viene considerato un investimento sociale e non una spesa privata. In questo modo, inoltre, si può far fronte in maniera più efficace a un insieme di disuguaglianze che, come abbiamo visto in precedenza, si intrecciano tra loro: non solo quelle di reddito, ma anche quelle territoriali e di provenienza culturale. Infine, abbattendo le spese private in ambito formativo e culturale si promuove l’autonomia degli individui, in particolare rispetto alla famiglia di provenienza, permettendo così una scelta veramente libera del percorso formativo da intraprendere e delle occasioni di arricchimento culturale da cogliere.

Quella dell’avvicinamento alla prospettiva della gratuità dell’istruzione e dell’autonomia dei soggetti in formazione è una strada che è stata intrapresa con successo da altri Paesi nell’area europea e non solo: in Germania, ad esempio, nel 2014 anche l’ultimo Lander che le prevedeva ha abolito le tasse universitarie, rendendo l’accesso agli Atenei completamente gratuito (link). In Belgio presentando un contratto d’affitto gli studenti percepiscono 415 € al mese oltre al sussidio familiare di 105 €, riservato a tutti i maggiorenni, ed un sussidio alimentare di 125 € (link). In Cile il Governo Bachelet ha recentemente approvato la Ley Corta, che ha reso gratuita l’università per i primi cinque decili della popolazione, puntando ad arrivare alla gratuità totale entro il 2020 (link). Ed è interessante constatare come proprio in Inghilterra e negli Stati Uniti, ovvero in quei Paesi che negli ultimi decenni si sono più allontanati dall’idea dell’istruzione gratuita costringendo addirittura decine di migliaia di studenti a indebitarsi per poter studiare, il dibattito pubblico si stia ora riaprendo grazie a delle prese di posizione radicali come quelle di Jeremy Corbyn (link) e Bernie Sanders (link).

Ma quante risorse servono per raggiungere la gratuità dell’istruzione e della cultura in Italia? Fare delle stime è molto complicato, soprattutto perché è ancora più difficile calcolare nel dettaglio le sicure ricadute positive sul sistema economico e quindi anche sulle risorse pubbliche, né l’aumento di iscritti ai percorsi formativi formali che deriverebbe dalla completa apertura degli stessi e che costituirebbe un importante passo per colmare il gap tra l’Italia e gli altri Paesi europei nel numero di diplomati e laureati (siamo stati superati, di recente, anche dalla Turchia (link)).

Per quanto riguarda le scuole superiori, è possibile effettuare alcune stime a partire dalla numerosità attuale degli iscritti agli istituti secondari, che nell’anno scolastico 13/14 si aggirava attorno ai 2,5 mln (per la precisione, 2.527.351 (link)). Secondo le stime di Federconsumatori, già riportate in precedenza, le spese per il corredo scolastico e i libri di testo ammontano a 1.045 € pro capite, quindi 2,64 mld di € in totale; a questa cifra vanno aggiunti perlomeno i costi per i trasporti (calcolando 25 € di media per un abbonamento mensile possiamo considerare una spesa complessiva di 758 mln di €) e quelli del contributo volontario (che secondo le nostre rilevazioni ammonta a 130 € in media, e che quindi si può stimare pesi 328,5 mln di € l’anno). In totale, quindi, parliamo di 3,73 mld di € necessari per garantire la gratuità del percorso scolastico delle scuole superiori: cifra che ovviamente potrebbe essere fortemente abbattuta estendendo il comodato d’uso dei libri di testo su tutto il territorio nazionale e promuovendo la produzione di testi scolastici copyleft. La sola spesa per i libri di testo infatti pesa per 1,35 mld di €.

Per quanto riguarda l’università è possibile fare alcune approssimazioni grazie ai dai ricavati dall’Anagrafe Nazionale Studenti (link). Gli studenti iscritti nell’Anno Accademico 2014/2015 a tutti gli Atenei italiani erano 1.667.592. Se, dati Ocse alla mano, si considera una tassazione media di 1.100 € annuali, per sollevare gli studenti dall’onere della tassazione servirebbero poco più di 1,8 mld di €. Se consideriamo inoltre la necessita di garantire agli studenti un posto alloggio gratuito dobbiamo valutare che nel 2014 secondo Federconsumatori i fuorisede erano circa 600.000 (link). Considerato il costo medio di una doppia a 270 € tali studenti si sono caricati di un costo di 1,6 mld di €. Per quello che riguarda i trasporti sempre Federconsumatori stima il costo medio dei rientri periodici degli studenti fuori sede: considerando una media di un rientro al mese ad un prezzo di 40 €, la spesa totale per 10 mesi all’anno è pari a 400 € che moltiplicata per il numero dei fuori sede fornisce un costo di 240 mln di €. Per tutti gli studenti, in sede e fuorisede, si calcola invece il costo del trasporto urbano che in media nazionale si aggira sui 195 €/anno che moltiplicato per il numero degli studenti dà una spesa complessiva di circa 325 mln di €. Ci sono infine i costi relativi al materiale didattico – anche informatico – per sostenere 6 esami all’anno, che mediato sulle diverse discipline è stato stimato da Federconsumatori in un totale di 960 €: sul totale degli studenti determina una spesa annuale di 1,6 mld di €.

L’ammontare complessivo, che comprende tutte queste voci indica una spesa statale potenziale di circa 5,6 mld di €, che ovviamente si potrebbe ridurre tramite la costruzione di studentati e residenze che abbatterebbero i costi per la garanzia del diritto all’abitare e soprattutto tramite il superamento della disciplina della proprietà intellettuale a fini commerciali sul materiale didattico, che rappresenta una spesa enorme per gli studenti.

Infine, per quanto riguarda l’accesso alla cultura, possiamo prendere in considerazione, a titolo esemplificativo, il caso del patrimonio museale e archeologico italiano, uno dei più importanti al mondo. Da questo punto di vista il dato più indicativo è fornito dal Ministero dei Beni e delle Attività culturali. Nel 2014 l’introito lordo da sbigliettamento di musei, monumenti e aree archeologiche statali (che attraggono il 38,8% dei visitatori totali (link)) è stato di 135,5 mln di € (link). Non sono disponibili i dati sugli introiti lordi delle strutture non statali, tuttavia facendo una proiezione sul numero di visitatori totali è possibile stimare un’entrata complessiva di 349,2 mln di €: per rendere completamente gratuito l’accesso al patrimonio museale e archeologico italiano potrebbe essere sufficiente una cifra simile.

In totale, prendendo in considerazione le stime di cui sopra, garantire la gratuità dell’istruzione e della cultura in Italia costerebbe 9,7 mld di € l’anno. Più o meno quanto le risorse pubbliche tagliate alla scuola e all’università nel 2008 dal duo Tremonti-Gelmini. Si tratterebbe, insomma, di restituire il maltolto.

LEGGI LE CINQUE PROPOSTE CONCRETE E IMMEDIATE